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12.a giornata del Creato. Viaggiatori sulla terra di Dio
Post di Peppe Dini del 20 agosto 2017 in chiesa (Sfogliato 51 volte)

Viaggiatori sulla terra di Dio

“Certo, il Signore è in questo luogo ed io non lo sapevo” Viaggiatori sulla terra di Dio è il titolo completo della 12 giornata del Creato, che la CEI promuove ogni settembre. La presentazione di mons. Filippo Santoro, presidente dell'ufficio che si occupa della tematica, non fa che, sin dalle prime righe, richiamare la nostra casa comune; la terra madre amorosa e sorella che protesta per l'abuso che facciamo dei suoi beni. Un peccato che ci spinge ad una violenta depredazione ed il primo passo per evitare la catastrofe è riconoscere che la terra è di Dio. Occorre muovere le persone tutte a prendersi cura dell'ambiente attraverso il cammino: in pellegrinaggio si riesce ad essere contemplatori di tali bellezze del Creatore. L'essere in cammino è l'essenza di una chiesa in missione ed è motivo di annuncio per i cristiani.

Il 2017 anno internazionale dedicato al turismo sostenibile, ci invita a riflettere su questa effettiva dimensione, sulla cultura dell'accoglienza, da coltivare ed estendere verso i più fragili: cultura dell'amore, cultura della cura, dell'ospitalità, della sobrietà, del rispetto della terra e vivere cosi una intensa vera custodia del Creato.

Non possono certo mancare nel messaggio i riferimenti all'enciclica “Laudato sì”: suolo, acqua e montagne, tutto è carezza di Dio, un giardino donato, da coltivare e custodire. Occorre però una educazione all'osservare, per imparare a coglierne ed apprezzarne la bellezza. Chi cammina sa meravigliarsi delle novità e stupendosene sa ringraziare. Tanti sono i percorsi degli antichi pellegrini da rivivere raccogliendone l'eredità spirituale.

Nell'anno del turismo sostenibile, si contribuisce in modo determinante, in forme dirette ed indirette, all'economia del paese e all'occupazione. Il nostro paese ha sviluppato una viva cultura dell'accoglienza da coltivare ed estendere, anche ai soggetti più fragili. Sostenibilità significa anche da parte del settore, garantire forme di ospitalità a più basso impatto ambientale, risparmiando energia, acqua, suolo per le stesse strutture. Per chi viaggia invece con l'attenzione al godere delle bellezze naturali e culturali, c'è la necessità, più che al consumo dei beni, cercare di promuovere una mobilità sostenibile prediligendo i mezzi pubblici ai privati, restando attenti alle realtà visitate, rispettando luoghi e culture le cui bellezze non possono essere ridotte a mere attrazioni turistiche.

Nell'attenzione alla “cultura della cura”, crescere nel sentirsi responsabili di quello che si può fare, piace il richiamo agli scouts che “lasciano meglio di come hanno trovato” sia il luogo del campeggio che il mondo dove vivono e comunque lasciano “l'impronta di chi cammina” con le attenzioni che sono state qui sottolineate.

Il pellegrino non è né turista, né vagabondo, il senso originale lo vede viaggiare tra campi e monti, per-agros appunto. Cammina verso una meta significa partecipare al movimento dell'intero universo. Viaggia insieme ad altri in comunione, sa estasiarsi della magnificenza del creato, sa stupirsi dei piccoli e grandi fenomeni della natura, sa fare nuove relazioni, sa aiutare chi è in difficoltà, sa essere allegro e conviviale e arrivato alla meta, sente la presenza di Dio in tutte le cose. Il turismo sostenibile deve avere al centro la promozione della persona e la custodia del creato. Il lato economico deve essere strumento per lo sviluppo della persona, progetto di relazioni umane, scoperta dell'altro, di incontro e di scambio. Nelle aree più povere o in difficoltà un turismo dolce e non invasivo, può dare un valido apporto sempre facendo attenzione alle culture locali, alle relazioni personali e comunitarie. Dal punto di vista economico, consente di diversificare le fonti di reddito delle comunità locali. Il turismo sostenibile, diviene quindi immersione in una storia di relazioni, capace di trasformare le nostre, a volte, troppo solide convinzioni. E' un viaggio dell’anima, un’esperienza che trasforma i cuori e le menti, e che ci impegna per un mondo migliore, più bello, più aperto, più giusto, perché fondato sulla cura delle relazioni umane e del rapporto con la natura.

Particolare è il riferimento fatto sul consumo di suolo partendo da un documento dell'ISPRA: il suolo non è una infrastruttura inanimata dove poggiare le attività umane, ma una risorsa ambientale non rinnovabile di grande valore, che richiede una gestione sostenibile e responsabile.

Interessante la parte finale del documento che tenta di spiegare la crescita della consapevolezza della custodia del creato attraverso i vari momenti storici dell'ecumenismo cristiano. Una lettura costruttiva che ci permetterà di approfondire questa eco-teologia ispirata alla prospettiva evangelica.

Per leggere il documento integrale ed i relativi sussidi

http://lavoro.chiesacattolica.it/12a-giornata-per-la-custodia-del-creato/

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Giornata sulla Trasparenza in Regione Marche
Post di Peppe Dini del 30 luglio 2017 in trasparenza amministrativa (Sfogliato 176 volte)

GIORNATA SULLA TRASPARENZA IN REGIONE MARCHE

Il 26 luglio 2017 si è tenuta presso la Regione Marche, “La giornata della trasparenza”, dedicata a questa nuova norma, che vede assegnare a tutte le amministrazioni pubbliche e non solo, la cosiddetta trasparenza totale verso un qualsiasi cittadino che fa richiesta di documenti o atti, senza che debba mostrare un vero e proprio interesse.

Una serie di relazioni, tra l'altro fatte senza garantire un vero dibattito da parte dei presenti, dibattito lasciato solo alla fine quando la maggior parte dei presenti se ne era già andata. Questo è accaduto nonostante si è sostenuto, che le amministrazioni devo sentire di più i cittadini, i quali hanno un ruolo attivo nella partecipazione alla vita degli enti pubblici.

Vi metto qui il mio intervento soprattutto per far capire come avviene oggi la trasparenza nelle amministrazioni pubbliche. Tra i presenti la dott.sa Elisa Moroni con la quale in passato quando ancora non c'era la norma sulla trasparenza, in qualità di segretaria generale della regione Marche ebbi uno scambio epistolare e telefonico al fine di applicare correttamente la pubblicazione degli atti così come richiesta dalla legge 241/1990 sull'accesso amministrativo. Ebbene nel mio intervento ho fatto i complimenti alla dott.sa Moroni in quanto è riuscita a pubblicare le conferenze dei servizi, incontri dove si decide dell'autorizzazione di un progetto insieme a tutti gli organi coinvolti. A tale incontri possono partecipare con osservazioni, anche i privati interessati, i portatori di interessi collettivi e diffusi quali associazioni e comitati.

Se a questi incontri, i privati devono essere coinvolti e quindi contattati direttamente, non lo sono le associazioni e comitati. Quindi la pubblicazione delle date conferenze dei servizi è un modo per rendere edotti del progetto e delle date delle conferenze per chiedere la partecipazione o inviare le osservazioni da parte delle associazioni. La stessa regione però informa i cittadini interessati, attraverso i giornali e non come il committente della realizzazione.

Eppure i nominativi dei privati coinvolti sono pubblicati in una tavola ogni volta richiesta nei vari progetti, relativa alle particelle catastali coinvolte in espropri o confinanti. Insomma non si usa a tutt'oggi, la comunicazione in raccomandata come prevede la legge. Un esempio per tutto è la firma degli espropri da parte dei cittadini coinvolti nell'eolico di Mercatello direttamente sul posto in quota, al 23 dicembre 2013 e solo avvisati in quel momento; a dir la verità ci fu un avviso sul Messaggero di Roma edizione Pesaro. dato in omaggio assieme al Corriere Adriatico, che pochissimi leggono.

La regione Marche ha una certa ambiguità, in fatto di trasparenza, intuibile dalle stesse sue normative; infatti mente la LR 36/2008, già da allora ha previsto la messa a disposizione a “chiunque ne faccia richiesta , senza che debba dichiarare il proprio interesse, qualsiasi informazione ambientale”, anticipando così il dettame della legge sulla trasparenza, dall'altra la norma sulla Valutazione di impatto ambientale del 2012 ha alcune lacune. Dichiarata incostituzionale dalla omonima corte, in diversi punti tecnici , via via questi sono stati modificati con apposite leggi successive, ma ha gli articoli 8 e 13 sulla partecipazione e trasparenza, che seppure dichiarati incostituzionali, non sono stati modificati. Eppure la direttiva europea di riferimento prevede che i cittadini devono intervenire prima della decisione autorizzativa.

Una mia richiesta di chiarimenti all'avvocatura di stato che non rispose e al segretario generale di allora, ottenne risposta dall'ufficio preposto, il quale scrisse che comunque si sarebbero applicate le leggi statali in vigore. Inoltre il cittadino ha il diritto di vedere attraverso il sito istituzionale i nominativi dei rispettivi funzionari, che non si trovano se non attraverso l'indicazione dell'ufficio preposto, di trovare ancora per almeno 5 anni tutti gli atti, provvedimenti emessi dall'amministrazione compresa la relativa documentazione.

Un altro esempio seppure di qualche anno fa è stato il diniego da parte dello specifico ufficio regionale, delle informazioni sulle strutture aventi amianto, alla redazione del Ducato, il periodico della Scuola di giornalismo di Urbino.

L' Arpam, altra emanazione regionale pur avendo il “Punto focale” di raccolta di tutti dati ambientali, non rende pubbliche le analisi delle acque potabili e ambientali, seppure previste da un'altra norma del 2005.

Per non parlare dell'ASUR citata espressamente dalla legge sulla trasparenza, in quanto dovrebbe pubblicare i criteri delle liste di attesa con tempi e modalità; non pubblica i nominativi dei vari responsabili ed il Dipartimento prevenzione non pubblica le analisi dell'acqua potabile. Quello che ormai è certo è che il cittadino deve sempre dimostrare a dirigenti poco accorti ciò che la legge permette .

In tal caso ci sono anche delle buone notizie; è di questi giorni una sentenza del TAR Lazio che obbliga il Ministero della Giustizia a pubblicare i dati degli incarichi attribuiti a personale esterno.

Il ricorso è stato promosso dal gruppo social, “Trasparenza siti web della pubblica amministrazione” e sono lieto di essere stato tra i firmatari del ricorso.

“Da soli si fa prima, ma insieme è meglio!”

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Per dare voce a chi è stato impedito di parlare!
Post di Peppe Dini del 25 luglio 2017 in Politica (Sfogliato 1929 volte)

Ricevo da parte di Massimo Guerra e pubblico. Al consiglio comunale ero presente anche se non dall'inizio; ho assistito ad un linguaggio sempre più dozzinale, poco pertinente  a chi frequenta le veglie pubbliche ecclesiali. Nel rispondere all'ex vicesindaco si è parlato di "malefatte delle tua amministrazione", "Non c'era una struttura a posto" nello stesso istante si sentivano gli americani cantare dal teatro e pensavo agli assessori e consiglieri lì presenti, facenti parte della vecchia amministrazione. Poi un lungo intervento per dire , dopo che l'ordine del giorno era già stato effettuato, non possiamo parlare di un fatto del tutto personale. La cosa potrebbe anche essere pertinente, ma a mio avviso non è stato affatto giusto non ever fatto parlare la minoranza, Una chiara dimostrazione di democrazia maggioritaria dove vige "Noi abbiamo ragione, gli altri non contano".

Per dare voce a chi è stato impedito di parlare!

Quello che la Maggioranza ci ha impedito di dire al Consiglio Comunale del 24/07/2017 Perché siamo qui questa sera? Semplicemente perché noi della minoranza abbiamo preteso che un argomento che stava preoccupando l’opinione pubblica Vadese venisse discusso nella sede adatta per risolvere le questioni del nostro paese.

Tutto nasce da un articolo di giornale, uscito sabato 2 luglio, che riporta fedelmente un comunicato stampa ufficiale dei finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, dove un imprenditore agricolo Vadese è indagato in una truffa ai danni della UE per un impianto biomasse. E inizia il vociare del paese e quella naturale preoccupazione per l’implicazione di questo imprenditore. Sempre in questo articolo viene fatta una richiesta di delucidazioni al Sindaco Luzi, il quale dice di “non essere a conoscenza dei fatti”. Inoltre il Capitano della Guardia di Finanza della compagnia di Urbino Arcangelo Mottola, che ha diretto le operazioni, ha voluto sottolineare “l’estrema gravità del reato, una truffa contro il denaro pubblico che si ripercuote su tutta la comunità e sul sistema di finanziamenti europei” Con un articolo di questo tipo sfido chiunque in una piccola realtà come la nostra a starsene tranquillo senza porsi delle legittime domande in merito all’accaduto.

Come minoranza intercettiamo immediatamente questo senso di malessere cittadino e non vi dico le centinaia di telefonate ricevute dai paesi limitrofi o solo da chi ha a cuore il nostro amato Sant’Angelo in Vado per capire di più circa la vicenda.

Ecco che allora pensiamo di chiedere una spiegazione con uno dei pochissimi mezzi messi a disposizione ad un gruppo di minoranza che è quello di una interpellanza dove abbiamo richiesto in maniera molto semplice “un parere” circa l’accaduto.

In un secondo incontro svolto con tutto il gruppo di Progetto Comune abbiamo poi richiesto che venisse istituito un Consiglio Comunale per dare una risposta che avesse un valore politico maggiore e che venisse data all’interno dell’unico luogo deputato al governo di Sant’Angelo in Vado.

Nel frattempo ricevo una telefonata dal capo gruppo di Maggioranza per partecipare ad una “giunta allargata” dove il Sindaco avrebbe dato le sue spiegazioni. A quella telefonata ho risposto, come faccio sempre, che avrei dovuto sentire il resto del gruppo per decidere una eventuale partecipazione. Confrontandoci abbiamo unitamente deciso che una riunione “privata” non avrebbe prodotto la giusta risposta che meritava di avere l’intera collettività.

Poi, sempre in ordine di tempo, esce l’articolo del Sindaco dove dichiara “Io non mi dimetto” …. ma chi aveva chiesto le sue dimissioni ??? Noi in entrambe le nostre istanze abbiamo richiesto esclusivamente un “PARERE”. Sempre in questo articolo il giornalista esordisce con quella risposta che finalmente rompe quel silenzio “assordante” in cui era sprofondata tutta la nostra collettività: “Come prevedibile, l’azienda agricola Vadese sotto accusa da parte della Finanza per una presunta truffa ai danni della Unione Europea sulla realizzazione di un impianto a biomasse, è quella di Giannalberto Luzi, sindaco in carica da due anni”. Sempre in questo articolo appare una incongruenza che serve solo per alimentare il malcontento e il disorientamento di una intera comunità dove il Sindaco dichiara “Già giovedì sera (29 giugno), giorno in cui mi è stato notificato l’accertamento della Finanza, mi sono mosso per informare tutti e venerdì ho convocato il gruppo di maggioranza”. Ma allora perché successivamente nell’articolo del 2 luglio dichiara di “non essere a conoscenza dei fatti” ?

Quello che ci auspichiamo non solo noi della minoranza, ma la maggior parte del nostro paese è che questa vicenda non abbia delle ripercussioni per il governo della nostra realtà. Già le situazioni non sono delle più rosee e questa circostanza ci mette in una condizione di estremo imbarazzo e ci chiediamo come si possa pensare di gestire un paese con tutte le sue problematiche se si deve pensare a sistemare delle proprie situazioni personali? Il personaggio che è al centro di questo increscioso avvenimento è lo stesso che con la sua carica rappresenta, o almeno dovrebbe rappresentare, una intera collettività. Possiamo permetterci questo?

Voglio concludere questo intervento ricordando una parte della lettera di insediamento della minoranza espressa nel nostro primo consiglio comunale e messa a verbale come base fondante della nostra azione di “controllori” della Democrazia: La nostra sarà un'opposizione forte e responsabile nel senso che pretendiamo dalla maggioranza il pieno rispetto delle competenze del Consiglio Comunale che è la sede per tenere aperto il confronto tra maggioranza e opposizione se vogliamo costruire insieme, seppure da ruoli diversi, alcuni progetti per Sant’Angelo in Vado. Quello che ci aspettiamo dalla maggioranza, è un atteggiamento di serietà e di rispetto che deve partire dalla volontà di informare attentamente e puntualmente tutto ciò che riguarda la vita amministrativa di Sant’Angelo in Vado. Come opposizione abbiamo dei precisi doveri da esercitare: innanzitutto il dovere della vigilanza amministrativa.

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Una interpellanza della Brambilla a favore del Raggruppamento GEV
Post di Peppe Dini del 23 luglio 2017 in ecologia (Sfogliato 239 volte)

Ricevo e pubblico. Interpellanza al ministro dell'Ambiente per il Raggruppamento GEV PU. Tale associazione pur essendo regolarmente operativa ed in regola con le disposizioni di legge, è stata da sempre vessata, senza mai ricevere alcuna convenzione con gli enti pubblici locali, effettuate con altra associazione. Tali convenzioni permettono di poter avere rimborsi benzina che al momento sono sopperiti in parte, dal 5x1000 dei contribuenti. Tutto questo grazie alla politica fatta non solo da amministratori, ma anche da dirigenti e funzionari.

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17097

presentato da BRAMBILLA Michela Vittoria testo di Mercoledì 28 giugno 2017,seduta n. 822  

BRAMBILLA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che: la legge n. 157 del 1992 «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio» stabilisce, all'articolo 27, che la vigilanza sull'applicazione della legge stessa è affidata agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni, «alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell'ambiente», oltre che, naturalmente, «agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato (oggi carabinieri forestali), alle guardie addette a parchi nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza».

È affidata, inoltre, alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali; con decreto del Ministero dell'ambiente del 6 febbraio 2001, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 del 12 giugno 2001, è stata istituita la riserva naturale statale «Gola del Furlo» affidata all'amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino la relativa gestione; con convenzione stipulata in data 8 ottobre 2001, approvata con decreto del Ministero dell'ambiente dell'11 ottobre 2001, è stato disciplinato l'affidamento in gestione della riserva naturale statale «Gola del Furlo» all'amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 4, comma 1, del decreto ministeriale 6 febbraio 2001; la provincia di Pesaro e Urbino, in qualità di organismo di gestione, ha inteso potenziare la sorveglianza sul territorio della riserva, esercitata dai carabinieri e dagli appartenenti alle forze di polizia, con la qualifica di agente o di ufficiale di polizia giudiziaria, affidando compiti di supporto a guardie volontarie; a tale scopo sono state stipulate nel 2009 convenzioni con le onlus Foxes e Raggruppamento guardie giurate ecologiche volontarie della provincia di Pesaro e Urbino, aderente alla Feder G.E.V. nazionale; con determinazione n. 2043 del 23 dicembre 2016 la provincia ha invece deciso di affidare lo stesso compito all'Asso G.E.V. onlus guardie ecologiche volontarie, costola del succitato raggruppamento guardie giurate ecologiche volontarie della provincia di Pesaro e Urbino, stanziando un contributo finanziario di 12.100 euro; non risulta all'interrogante che l'Asso G.E.V. onlus sia in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 27 della legge n. 157 del 1992 e in particolare che figuri tra le associazioni riconosciute dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, mentre nell'elenco compare FederGev, alla quale aderisce il Raggruppamento guardie giurate ecologiche volontarie della provincia di Pesaro e Urbino cui la convenzione non è stata rinnovata e che pertanto si trova in gravi difficoltà economiche ed operative –: se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopraindicati, se l'associazione Asso G.E.V. onlus rientri tra quelle riconosciute dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e, in caso contrario, quali iniziative intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per assicurare il rispetto della normativa vigente. (4-17097)

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LA MINORANZA ASPETTA......Nel frattempo, continuiamo ad ascoltare
Post di Fabio Gostoli del 15 luglio 2017 in Politica (Sfogliato 113 volte)

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Furlo, dove non volano aquiloni.
Post di Peppe Dini del 25 giugno 2017 in ecologia (Sfogliato 499 volte)

Furlo, dove non volano aquiloni.

E' del primo di giugno la determina del dirigente Maurizio Bartoli, responsabile della Riserva Naturale Statale pubblicato all'albo pretorio della Provincia di Pesaro Urbino.

Che l'area del Furlo fosse degna di tutela dal punto di vista naturalistico era già acclarata da tempo, tanto che nel 2001 lo stato la istituisce come sua riserva, dandola in gestione alla Provincia.

Proprio per rispettare la fauna presente, ricordiamoci che ci nidifica l'aquila, in tutta l'area, ci sono una serie di limitazioni, tra le quali è stato inibito il sorvolo da parte di qualsiasi aeromobile, anche se i militari puntualmente lo trasgrediscono, così come chi realizza riprese tv.

Ritornando alla determina, vi si giustifica, il piano di contenimento dei cinghiali nella riserva, “che hanno causato danni ingenti alle produzioni agricole, sollevando, di conseguenza, lamentele e proteste da parte delle organizzazioni agricole, delle singole imprese, nonché degli ambiti di caccia ATC PS1 e ATC PS2, competenti per le aree limitrofe al territorio della riserva”. “Vi è anche il rischio per l'incolumità pubblica, derivante dal verificarsi di incidenti stradali con autoveicoli”.

Lo scorso anno al Furlo sono stati abbattuti 15 capi e quest'anno nell'organizzare i censimenti, non sono stati coinvolti i residenti e gli operatori delle associazioni, appositamente abilitati con un corso specifico. Il piano parte dal 20 giugno al 2 novembre con esclusione del mese di agosto e delle giornate festive, di martedì, mercoledì e giovedì.

Una maniera per andare a caccia quasi durante tutto l'anno, ma non si è considerato una recente sentenza di incostituzionalità della legge sulla fauna della regione Liguria, le cui decisioni non fanno altro che confermare le leggi già in vigore. La Corte Costituzionale infatti il 27 maggio scorso ha bollato come illegittima la legge sul controllo faunistico della Liguria, ristabilendo di fatto, i limiti delle leggi nazionali vigenti sulla caccia, troppo spesso ignorati da regioni, province e ATC.

La legge statale prevede che in caso di proliferazione eccessiva di alcune specie selvatiche (cinghiali, caprioli, volpi, istrici, storni, cornacchie ecc.) siano solo ed esclusivamente gli agenti di Pubblica sicurezza e/o di Polizia Giudiziaria, ex CFS, Polizia Provinciale, su delega, i proprietari dei fondi e le guardie comunali abilitate, comunque forza pubblica, ad effettuare il contenimento, nessun altro! La norma è chiara, nel suo intento: evitare che in maniera surrettizia si possa sparare a caccia chiusa in ogni luogo, in ogni tempo, ad ogni specie da parte dei cacciatori, che chiedono e ottengono troppo dalle Regioni, da sempre eccessivamente “sbilanciate” su posizioni filo venatorie; la Corte ha chiarito definitivamente queste disposizioni.

Tale aspetto è così evidente, che nell'ultima seduta, la Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome, ha formalmente impegnato il Governo ad intervenire tempestivamente per modificare la norma sulla caccia, al fine di introdurre la figura dell’“operatore abilitato”. Ben poco però, ci si preoccupa di dare chiaramente alle guardie volontarie, le funzioni di polizia giudiziaria al fine di rendere più efficaci i loro interventi. 

Nessuna forma di caccia, comunque la si voglia chiamare, caccia di contenimento, prelievo venatorio, caccia di selezione, può essere autorizzata e praticata fuori dai tempi, dai luoghi, nemmeno da soggetti abilitati, ovvero i cosiddetti “selecontrollori”, che nelle Marche si sono attivati, grazie ad una norma regionale, fin dal 10 giugno.

Quindi niente caccia nei periodi di silenzio venatorio, martedì e venerdì, né nel periodo di caccia vietata. In base a tali principi la normativa statale prevede anche che il controllo della fauna invasiva venga effettuata tramite “la cattura di selvatici presenti in soprannumero”. “Tale controllo, esercitato, viene praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici su parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l'istituto verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento”.

Quindi prima occorre tentare metodi ecologici, come espresso anche nel regolamento attuativo. A dir la verità nel 2008 la riserva del Furlo usò 3 chiusini di cattura per cinghiali, gestiti dal Raggruppamento GEV PU, che in soli 2 mesi permisero il prelievo di 58 capi. Sostanziale differenza o no? Perchè si dimenticano questi fatti?

Fra l'altro lo sparo nella riserva frequentata da diversi villeggianti e appassionati, mette a rischio gli stessi escursionisti, che frequentano le strade e sentieri di quei luoghi. 

Lo scorso anno ho inviato in merito, anche  una notizia di reato alla Procura di Pesaro, archiviata e le cui motivazioni non sono state rese note a causa dell'incendio subito dal tribunale.

Da oggi tutti i soggetti trovati in possesso di armi utilizzate per laccia, al di fuori delle modalità e periodi consentiti, non a potranno che essere obbligatoriamente denunciati all’Autorità Giudiziaria competente, per il duplice reato di caccia in epoca di divieto e porto abusivo d’arma.

Ci stiamo anche attivando al fine di inviare agli enti competenti formale diffida.

Giuseppe Dini

Coordinatore Regionale Guardie Giurate WWF Marche

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50 anni di scoutismo vadese: le iniziative. 4 giugno giornata del riaggiusto
Post di Peppe Dini del 01 giugno 2017 in associazionismo (Sfogliato 431 volte)

50 anni di scoutismo vadese: le iniziative. 4 giugno giornata del riaggiusto

1967 don Igino Lani , appena rientrato dal Congo come missionario, insegnante di religione nella scuola media locale propone ai suoi ragazzi di seconda l'esperienza scout. Li porta ad incontrare gli scouts di Urbania che con animo generoso, seguono il nascente gruppo: un nome tra tutti Tarciso Cleri detto il Pangolo. Ecco che il primo campo scout a Parchiule a luglio e quello più ufficiale all'Orsaiola di Urbania a settembre, con appunto la guida del Pangolo. Il gruppo si è formato: ASCI 1967, con il Reparto di due squadriglie, i Falchi ed i Gufi.

A dir la verità nel nostro archivio è depositato un cartellone esposto in duomo di Sant'Angelo in Vado il 29 settembre 1946, con relative fotocopie del bollettino diocesano, dove due squadriglie scouts annunciano la promessa . A guidarli don Gabriele Ferrari e Adelmo Dini; memoria di questo evento, che è mancato di continuità, è Pasquale Nonni, che ha fornito tutti i dettagli.

Per riprendere la storia dei 50 anni che nonostante vicissitudini varie, ha permesso di dare una continuità educativa a diversi giovani vadesi e di affermarsi tra le associazioni che hanno lasciato “l'orma di cammina” nella storia della nostra città.

Con i maschi dell'ASCI ecco formarsi le prime ragazze scout dell'allora AGI, guidate da Pinuccia Dini e Rosaria Podrini. Nel 1974 le due associazioni si fondono e formano l'attuale AGESCI. A fine anno '70 contava ben 100 iscritti nel ruolo dei giovani rovers e scolte.

Da qui sono nate diverse esperienze e iniziative: il recupero della chiesa di Caresto, la marcialonga vadese, le zatterate nel fiume, il fuoco della Madonna di Loreto, i primi sentieri percorsi, come quello delle 5 torri, le prime commedie teatrali, un lievito, fermento poi dei vari aspetti folcloristici e animativi che hanno caratterizzato e caratterizzano la nostra cittadina.

Oggi a 50 anni di distanza, non posso che affermare da insegnante di professione, la validità esperienziale ed educativa del metodo scout. Una associazione dove il volontariato e preminente, gli adulti scouts impegnano le loro risorse fisiche, mentali e personali per dare ai ragazzi, momenti esperienziali di vita comune in tutti i suoi aspetti: il gioco, l'avventura, lo stare insieme e condividere la fatica del percorso, l'allenamento fisico, il percorso spirituale, personale e di gruppo, l'amore ed il rispetto per l'ambiente che li circonda, ricordando di “lasciarlo meglio di come l'hanno trovato”.

Proprio per questo nelle diverse tipologie di volontari, l'associazione scout ha faticato a trovare il proprio ruolo, configurato ora in associazione di promozione sociale.

Il lancio dei 50 anni di vita non poteva che essere nel giorno dell'anniversario di compleanno del suo fondatore Lord Badel Powell, il 22 febbraio. Definito il “Thinking day”, giornata del Pensiero, dove allora ciascun scout regalava un penny, una moneta per gli scouts in difficoltà; la stessa raccolta che oggi è stata proposta per le sedi scouts lesionate dal terremoto dell'Italia centrale.

Eccoci quindi al 4 giugno giornata dedicata al riaggiusto delle cose; apparecchiature, strumenti, utensili, saranno riaggiustati da valenti collaboratori esperti in “mani abili” dicono gli scouts, capaci affrontare lo smontaggio ed il riassemblaggio di vari elettrodomestici. Certo non lo si fa per rubare il lavoro a chi poi dovrà riparare questi macchine. E' un modo per far comprendere anche ai piccoli scouts il senso del risparmio, della cura delle proprie cose dell'infondere la capacità di capire le varie soluzioni tecnologiche adottate nell'oggetto, cosicché diventa una avventura anche il solo aprirlo e riassemblarlo.

E' una idea anche ecologica e con una particolare attenzione parsimoniosa alle risorse del pianeta cui sono costruiti i nostri oggetti. Oggi dove regna una obsolescenza percepita come la moda ad esempio e l'obsolescenza programmata dove i nostri elettrodomestici devono durare solo un determinato periodo e non oltre è un bell'aspetto alternativo. Fra l'altro l'obsolescenza programmata, da pochi mesi è stata vietata in Francia , ma ancora ostenta e annulla la riparazione. Ne sanno qualcosa gli artigiani del settore che vedono aumentare le tipologie delle viti di assemblaggio cosidette antimanomissione. Oppure le diverse schede elettroniche che rovinandosi costringono a buttare tutto l'elettrodomestico per il quale si sono spese risorse e materiali, destinandolo ad aumentare i rifiuti delle nostre discariche.

Una scelta etica, anche questa del riaggiusto che permette di allungare la vita delle nostre apparecchiature non funzionanti il più delle volte per piccoli e aggiustabili inconvenienti. Un segno di particolare interesse ecologico effettuato proprio a ridosso della Giornata mondiale dell'ambiente del 5 giugno. Un invito quindi a partecipare portando i vostri oggetti non funzionanti e collaborando con gli scouts.

Non è poi tutto finito qui; a luglio ci aspetta la grande festa del gruppo scout vadese all'oratorio ed a settembre avremo 5 giornate di formazione organizzate proprio per ricordare questo evento.

Non posso che augurare così al gruppo AGESCI ed a tutti voi “Buona strada” fratelli e sorelle scouts!

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Lega ambiente Biomasse
Post di Peppe Dini del 26 aprile 2017 in appuntamenti (Sfogliato 393 volte)

Ricevo e pubblico dalla Legambiente di Pesaro

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Commento di arfe del 18/08/2017 11.57.26
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Commento di Richardson McAnthony del 16/08/2017 13.05.51

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Commento di Ardan Clooney del 16/08/2017 13.03.48

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Commento di richelle del 15/08/2017 14.41.08
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