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BRACCONAGGIO CONTRO IL LUPO: UN PIANO CRIMINALE STUDIATO A TAVOLINO!
Post di Peppe Dini del 17 ottobre 2017 in ecologia (Sfogliato 150 volte)

 Le barbariche uccisioni dei lupi che coinvolgono anche la nostra provincia, non piu' felice, mettono in evidenza un territorio trascurato poco sorvegliato dove pochi facinorosi fuorilegge , tentano di far da padroni , decisionisti . avendo stabilito come il lupo sia l'essere da sopprimere. Non si condividono affatto queste azioni e come vigilanza ambientale del WWF cercheremo anche noi di fare del nostro meglio per il controllo dei nostri territori. Ho ricevuto il comunicato stampa della LAV , che pubblico integralmente.

Le barbare uccisioni di lupi avvenute nei giorni scorsi, come il ritrovamento di un lupo decapitato ad un bivio vicino l’abitato di Frontone o quelle dei due lupi impiccati al cartello di ingresso del paese di Radicofani, in Toscana, sono solo le ultime in ordine di tempo di una serie lunghissima di crudeli esecuzioni che hanno avuto come bersaglio il predatore al vertice della catena biologica.

E’ evidente che le modalità adottate (decapitazione o impiccagione) e la loro ossessiva ripetitività in varie zone d’Italia, anche molto distanti tra loro, dimostrano come dietro vi sia un preciso disegno criminale, studiato a tavolino, con il preciso scopo di creare scalpore ed orrore nell’opinione pubblica e al tempo stesso mandare un chiaro “avvertimento” in perfetto stile “mafioso” ai politici ed amministratori locali, regionali e nazionali!

Non è un caso, infatti, che vi sia stata una escalation delle feroci esecuzioni dopo che nel febbraio scorso la Conferenza Stato/Regioni aveva deciso di rinviare il Piano di abbattimenti selettivi del lupo, nella misura del 5% della sua popolazione totale, in conseguenza della forte contrarietà da parte delle associazioni ambientaliste ed animaliste italiane, tra cui la LAC. Ricordiamo a questo proposito che, secondo stime ufficiali, oltre 300 lupi vengono uccisi ogni anno in Italia con atti di bracconaggio, su una popolazione totale stimata intorno alle 1.500 unità, quindi ben sei volte tanto la quota di abbattimenti che il ministero voleva stabilire per legge!

E’ evidente quindi come questa decisione politica non sia stata gradita da quelle categorie che si ritengono, a torto o a ragione, maggiormente danneggiate o in pericolo da parte del lupo, in primis gli allevatori di pecore, bovini e cavalli. Sarebbe però un grave errore, da parte degli organi inquirenti che stanno indagando sulle uccisioni dei lupi, indirizzare le indagini solo ed esclusivamente negli ambienti degli allevamenti. Non bisogna infatti trascurare il fatto che il lupo si nutre prevalentemente di cinghiale, di cui ne rappresenta, a parte l’uomo, l’unico predatore naturale e lo dimostrano i peli e le setole dei cinghiali che si ritrovano sempre nelle feci del lupo, come pure il fatto che l’aumento della popolazione del lupo e l’ampliamento della sua distribuzione sul territorio nazionale sia coinciso proprio con l’aumento della popolazione del cinghiale.

E’ chiaro, quindi, come il lupo negli ultimi anni sia diventato, suo malgrado, il principale competitor dei cacciatori di cinghiali, per cui non si può escludere che, con la scusa degli attacchi alle greggi, dietro le efferate esecuzioni dei lupi si celino in realtà dei cacciatori/bracconieri, interessati quanto e più degli allevatori a ridurre il più possibile la popolazione del lupo, proprio per tutelare la loro pratica venatoria, da cui ricavano dei guadagni, derivati dalla vendita dei cinghiali uccisi ai ristoranti specializzati in cacciagione. Il modo migliore, dunque, per stroncare definitivamente questo piano eversivo, è che le autorità competenti obblighino, anche con l’ausilio di incentivi in denaro, gli allevatori a dotarsi di recinzioni elettrificate e di cani addestrati alla guardia come i pastori abruzzesi, nonché a velocizzare le procedure di rimborso dei capi uccisi, sempre che si dimostri che a compiere gli attacchi siano stati effettivamente dei lupi e non invece dei branchi di cani inselvatichiti o addirittura degli “ibridi” derivati dall’incrocio di cani con il lupo.

Ci auguriamo infine che i Carabinieri/Forestali riescano ad identificare gli autori di queste macabre ed orrende uccisioni e che li assicurino alla giustizia, perché chi è stato in grado di compiere queste atroci esecuzioni costituisce un serio pericolo sociale per tutta la collettività!

Ancona, 16 ottobre 2017

Danilo Baldini – Delegato responsabile LAC per le Marche

www.abolizionecaccia.it e-mail Sezione Marche: lacmarche@abolizionecaccia.it

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Vietato intervenire
Post di Peppe Dini del 22 settembre 2017 in acqua pubblica (Sfogliato 593 volte)

Vietato intervenire

Ho partecipato all'incontro sull'approvvigionamento idrico indetto dal Consorzio di Bonifica delle Marche, per oggi 22 settembre. Mi sono aspettato alla fine del dibattito, tra l'altro conclusosi prima della chiusura prevista, di poter intervenire ovviamente presentando aspetti diversi, anche alla luce della battuta finale dell'assessore regionale Schiapichetti, che nell'augurarsi un profondo cambiamento del piano idrico “Ovviamente lo discuteremo con tutti i portatori di interesse, cioè con tutti, dato che il problema dell'acqua coinvolge chiunque”. “No non è possibile, chiudiamo qui” mi risponde Maiano presidente dell'assemblea del Consorzio di bonifica delle Marche”. Invoco il mio ruolo di membro di quell'assemblea , “Non hai mai partecipato ad una assemblea vuoi parlare qui”. Peccato che fossero quasi tutte la mattina, quando ovviamente lavoro.

Pur avendo diligentemente preso diversi appunti per realizzare un articolo, non li riporto, non voglio essere loro cassa di risonanza, non se lo meritano, perché se si fa un incontro pubblico, il pubblico ha il diritto di intervenire, altrimenti “Se la suonano e se la cantano”, ma senza pubblico.

Avrei voluto dire che come vigilanza WWF con ruolo specifico, conosciamo il territorio e le sue problematica, specializzati poi in conoscenza delle normative. Qualche dato sull'acqua l'avrei aggiunto; l'ISTAT da 245 litri a persona al giorno come consumo medio; ci sono poi città virtuose come Ascoli Piceno che ne consuma poco più di 100 l e dissipatrici come Latina, con oltre 650 l., che l'agricoltura consuma il 51% mentre tutti gli usi civili rappresentano solo il 20%. Gli stessi dati, danno perdite medie in rete per il 35%. Ricordo che ad esempio Fermignano, ha le perdite più elevate il 45% . Significa che per garantire la sua richiesta di circa 22 l/sec , ne consuma almeno 40 l/sec. Forse è qui che dovremmo puntare.

Avrei voluto dire che la Provincia di Pesaro è una particolarità unica in Italia, con l'85% di territorio fornito di acqua potabile di provenienza superficiale, con 11 potabilizzatori su 13 dell'intera regione. Vorrà dire qualcosa? Allora dato che il presidente Netti ha parlato del Tamigi ripulito, “reso potabile”, mi chiedo perché la Regione non ha esteso (o non si è voluto estendere) le aree sensibili previste dall'art. 18 del D.L.vo 152/1999, che adesso arrivano sul Foglia fino a Montecchio; una soluzione plausibile se si vogliono destinale le acque superficiali a scopo potabile e non a fognature di scarico. Progetto Acqua di Urbania, qualche anno fa, grazie ai suoi interventi ed alle analisi effettuate con propria strumentazione ha obbligato gli enti preposti a muoversi, risolvendo il problema dei depuratori dell'Alto Metauro. Mancano ancora soluzioni per altre cittadine come Cagli o anche Urbino e Pesaro per le quali assieme ad altre città italiane la UE ha avviato una procedura di infrazione per l'Italia.

Avrei voluto dire dalla Legge Merli del 1976 al testo unico Ambientale del 2006 si rileva la necessità di monitorare i consumi , perciò nelle concessioni idriche la norma statale chiede l'installazione dei contatori. Ma sulle concessioni irrigue la regione non lo ha previsto, tanto il canone va in base agli ettari. Inoltre un vecchio DM , il 443 del 1990 sull'uso degli apparecchi domestici di trattamento acque , modificato nel 2012, prevedeva nelle nuove progettazioni edilizie, la realizzazione di doppie reti. La stessa legge Galli la 36/1996, modificata nel 1999 art. 25, propone la realizzazione di “reti duali di adduzione al fine dell'utilizzo di acque meno pregiate per uso compatibile”. Non nascondiamoci dietro un dito; di fatto un doppio approvvigionamento esiste: quello del rubinetto e quello delle bottiglie. Inoltre oggi è ancor più evidente con le cosiddette casette dell'acqua distribuite in quasi tutti comuni, anche quelli con acqua eccellente, ma che forniscono quasi tutte acqua dell'acquedotto, non trattata, solo refrigerata o con aggiunta di anidride carbonica. Mi chiedo, perché spendere enormi risorse per potabilizzare grandi quantità d'acqua di cui pochissima destinata per bere e non cercare fonti sicure da cui attingere per ogni cittadina e l'altra di qualità inferiore per altri usi?

Avrei voluto dire che il Peglio, il paese del Presidente della Provincia, ha risolto la discontinuità di fornitura della sorgente situata nel comune di Sant'Angelo in Vado, installando serbatoi da 1000 litri in ciascuna casa. Una abitazione di classe A, dove a determinare il valore di risparmio energetico c'è anche il risparmio idrico, realizzata dove abito, questa estate nonostante la siccità, non ha avuto problemi, dato che è munita di una cisterna di raccolta di tutte le acque piovane, destinate per l'orto i servizi igienici, lavaggio ed attua il recupero degli scarichi, tramite ORM che garantisce oltre l'85% di depurazione, acqua destinata ad innaffiare il prato.

Avrei voluto dire che il problema è anche dovuto alla mancanza di una “trasparenza totale” dei dati; infatti il consigliere regionale Fabbri del M5S, ha dovuto scovare nell'archivio di Cagli gli studi fatti dall'Aquater/Snam, non completati, sul pozzo del Burano che ha erogato sul fiume fino a qualche giorno fa, ben oltre 200 litri al secondo, per 67 giorni, con la testa di pozzo ancora del 1992 eseguita allora proprio per le prove di captazione. Se le analisi delle acque potabili fossero tutte visibili, quelle dell'ARPA, del Dipartimento Prevenzione dell'ASUR, quelle di Marche Multiservizi, si potrebbero valutare le sostanze che si formano a seguito dei sistemi di disinfezione adottate nei potabilizzatori, le analisi effettuate di volta in volta, che non sono quelle pubblicate nella bolletta, risultato di una media semestrale.

In conclusione, non mi sono arrabbiato, ma dispiaciuto sì, perché si sta perdendo il senso di quel “democratico” che si vuol ostentare.

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Cittadini in rete per la tutela della trasparenza
Post di Peppe Dini del 11 settembre 2017 in trasparenza amministrativa (Sfogliato 182 volte)

Un caro ringraziamento va ad Andrea Angelini che mi ha permesso di poter parlare ancora della trasparenza e di come questa possa essere utile per il cittadino socialmente interessato...

Cittadini in rete, per la tutela della trasparenza

Una notizia nazionale di questi giorni vede un gruppo di sette cittadini fare ricorso al Tar Lazio nei confronti del Ministero della Giustizia; chiedono la trasparenza degli elenchi e relativi compensi degli amministratori giudiziari. Il Tar da loro ragione ed obbliga il ministero a pubblicare i dati richiesti. Sono cittadini che lavorano in rete, utilizzando il gruppo social Trasparenza dei siti Web PA (pubblica Amministrazione) . Tra questi c'è Peppe Dini, da sempre impegnato nella tutela ambientale col WWF e per l'accesso agli atti; una legge regionale del 1987 porta nella premessa il suo nome, più volte pungola le varie amministrazioni pubbliche al rispetto delle leggi esistenti a favore dei gruppi, comitati attivi e cittadini che chiedono di conoscere cosa sta avvenendo nel loro territorio.

Peppe cosa è successo recentemente?

“Ho partecipato alla giornata sulla trasparenza il 26 luglio in Regione, una giornata che tutte le amministrazioni pubbliche dovrebbero effettuare anche al fine di coinvolgere i cittadini nei cosiddetti piani triennali dedicati alla trasparenza. Da una parte si è dichiarato che è necessario coinvolgere le persone al fine di far capire le possibilità partecipative di questa legge; dall'altra il dibattito è stato relegato all'ultima mezzora quando la maggior parte del pubblico se ne era andata. Emblematica poi la partecipazione della sola Associazione Consumatori e Utenti, nessun altro gruppo collettivo presente.”

Quale è stato il tuo intervento?

“Ho sostenuto che a definire la trasparenza nella Regione Marche è la legge regionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale del 2012; dichiarata incostituzionale in diverse parti poi sostituite con altri dispositivi giuridici , sono rimasti incostituzionali proprio due articoli sulla partecipazione del pubblico nei procedimenti e la trasparenza. Pensare che la specifica norma europea chiede che il pubblico sia informato delle realizzazioni che hanno un impatto ambientale prima del rilascio della specifica autorizzazione. Essendo intervenuto soprattutto per impianti energetici, ho visto che la regione avvisa gli interessati agli espropri per queste costruzioni attraverso i quotidiani, che spesso pochi leggono, mentre la legge sull'accesso agli atti del 1990, prevede addirittura che i cittadini coinvolti dal progetto, riportati tutti in una tavola contenente i rispettivi dati delle particelle catastali, siano avvisati nello stesso modo in cui viene avvisato il committente, cosa non effettuata”.

Quali sono le mancanze in merito alla trasparenza?

“Questi progetti non solo devono essere pubblicati con tutta la documentazione, ma, cosa che non ho visto fare per tutti, devono dall'aprile 2013, rimanere pubblicati per almeno 5 anni e nulla vieta che possano rimanere ancora accessibili nei siti web delle amministrazioni viste le capacità dell'informatica di oggi. Inoltre la trasparenza chiede che i nomi dei responsabili dei vari uffici siano riportati esattamente negli spazi web, Non è semplice (accessibilità semplificata chiedono le normative) trovare il responsabile della trasparenza, ma provate a trovare i nominativi dei vari uffici regionali: non ci riuscirete. C'è anche chi come la Regione Umbria ha avviato un procedimento per un impianto eolico sulla dorsale appenninica, non pubblicando nessun dato, negandoli quando richiesti, seppure da essere diffusi come chiede il Testo Unico Ambientale del 2006”

Ma è solo la Regione ad essere diciamo imprecisa o ci sono altri enti? 

“ Asur Marche Nord ugualmente non pubblica i nomi dei responsabili dei vari dipartimenti ed uffici. Va detto che la norma sulla trasparenza interviene sulla sanità chiedendo espressamente la pubblicazione dei criteri delle liste d'attesa con tempi, modalità di ciascuna tipologia erogata, spese sostenute, incarichi assegnati, attività di intramoenia, strutture private accreditate. Inoltre il dipartimento di prevenzione dovrebbe pubblicare le analisi delle acque potabili e degli alimenti effettuate, il Progetto Salute ove sono riportate le casistiche sulla salute nei diversi comuni della provincia, registro dei decessi e dei tumori.”

La trasparenza dei dati è iniziata con la normativa del 2013?

“Le informazioni ambientali sono specificamente trattate anche se la normativa di indirizzo chiedeva la pubblicazione dal 2005, ecco che L'Arpam regionale che già ha le sue banche dati di raccolta dovrebbe rendere pubbliche nel suo rispettivo sito, le analisi delle acque potabili, le analisi dell'aria i dati dell'amianto in regione, la radioattività , i punti di emissione di onde elettromagnetiche”

Le nostre amministrazioni più vicine, come la Provincia ed i nostri comuni, come fanno?

“ Nella nostra Provincia, mi definiscono quello della Posta Elettronica Certificata, del tutto identica ad una raccomandata con ricevuta di ritorno, ma digitale, perché sono stato uno dei primi ad usarla; va detto che il sito dell'amministrazione è convulso non certamente semplificato, si pensi che l'accesso dovrebbe essere garantito anche alle persone diversamente abili, o la pubblicazione delle determine, quegli atti effettuati dai dirigenti, che vengono spesso pubblicate solo come titolo, mentre dovrebbero, alla pari delle delibere, contenere la documentazione cui si fa riferimento. Ho informato di questo aspetto lo stesso Presidente Tagliolini. Così purtroppo fanno diversi comuni, mentre era già chiaro dal 2004, che avrebbero dovute essere pubblicate per esteso e con la relativa documentazione.”

Perchè questa tua insistenza per la trasparenza?

“La trasparenza, seppure nell'ultima modifica Madia infarcita di burocrazia, è l'unica maniera per fronteggiare la corruzione e rendere il cittadino più partecipe alla vita della propria comunità.”

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Si caccia normalmente: preapertura confermata
Post di Peppe Dini del 01 settembre 2017 in ecologia (Sfogliato 471 volte)

Si caccia normalmente: preapertura confermata

Ricevo da un carissimo amico , seppure cacciatore, considerazioni in merito all'apertura della caccia in questa stagione, inviate alla sua associazione di appartenenza ed a me. L'amicizia va al di là delle scelte e le sue espessioni, sono perfettamente condivisibili e... grazie per le considerazioni. Un abbraccio. Peppe Dini

Prendo atto, ma molti come me pensano che forse dovevamo gestire la siccità e monitorare la fauna, non possiamo solo limitarci a sparare; perciò per me occorre lavorare per la prossima siccità al fine di avere un piano serio di controllo della fauna. Caldo e freddo si equivalgono e se continuiamo a fare finta di nulla per una corretta gestione della fauna.  Quest'anno facciamo più carniere, ma per anni rimarremo senza niente, un pò come l'acqua per cui, compito delle associazioni è quello di proporre un gruppo di crisi formato da esperti che verifichi le condizioni della fauna alla quale dobbiamo volere molto bene.

Lo sparo deve essere l'ultimo atto , barbaro se vuoi, di un amore che va nel tempo che deve andare ad incidere sugli interessi e non sul capitale se vuoi salvaguardare la caccia, altrimenti c'è un inevitabile declino. Compito primario delle associazioni è questo, i politici fanno i loro calcoli, ci sono venti di elezioni e se devono sacrificare animali, agricoltori etc.. non gliene importa nulla ma le associazioni apolitiche come la nostra fanno proposte e questa che ti ho detto è seria.

Qui sul territorio, manca un controllo serio sulla fauna, sulle malattie eppure abbiamo gli strumenti vedi Cras, ma vengono gestiti con un sistema che non produce un beneficio alla caccia e a tutti i cittadini. Dobbiamo inoltre pensare che la caccia è una concessione, non un lavoro e che è di tutti i cittadini e non solo dei cacciatori per cui dobbiamo avere rispetto di tutti .

Spero che la nostra associazione un pò più seria delle altre, proponga e lavori affinche istituti come l'ISPRA vengano ascoltati e non ignori gli avvisi affinchè il cacciatore abbia prima di tutto una coscienza poi impugni l'arma e quando spara sappia cosa sta facendo ma almeno su una selvaggina che sia tale e non stremata.

Non ti dico il mio punto di vista perchè lo sai cacciare tra 15 giorni non mi importa nulla, la selvaggina deve essere prima di tutto protetta e se non lo facciamo noi perdiamo un punto di incontro con gli animalisti non fondamentali e avremmo dato una forma di serietà.  Invece tutti si è taciuti, ma quello che è grave, ignorato le raccomandazioni Ispra come si è fatto tante volte, per cui occorre cambiare dal fondo questa mentalità .

Sai si potevano sentire anche i cacciatori e ti dico che molti erano sulla mia linea, ma quelli sono quelli seri quelli che non contano e non sono ascoltati!

Buona caccia. Invio queste due righe all'unico ambientalista che io conosco, serio che ha sempre difeso la fauna anche per il nostro interesse .

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12.a giornata del Creato. Viaggiatori sulla terra di Dio
Post di Peppe Dini del 20 agosto 2017 in chiesa (Sfogliato 361 volte)

Viaggiatori sulla terra di Dio

“Certo, il Signore è in questo luogo ed io non lo sapevo” Viaggiatori sulla terra di Dio è il titolo completo della 12 giornata del Creato, che la CEI promuove ogni settembre. La presentazione di mons. Filippo Santoro, presidente dell'ufficio che si occupa della tematica, non fa che, sin dalle prime righe, richiamare la nostra casa comune; la terra madre amorosa e sorella che protesta per l'abuso che facciamo dei suoi beni. Un peccato che ci spinge ad una violenta depredazione ed il primo passo per evitare la catastrofe è riconoscere che la terra è di Dio. Occorre muovere le persone tutte a prendersi cura dell'ambiente attraverso il cammino: in pellegrinaggio si riesce ad essere contemplatori di tali bellezze del Creatore. L'essere in cammino è l'essenza di una chiesa in missione ed è motivo di annuncio per i cristiani.

Il 2017 anno internazionale dedicato al turismo sostenibile, ci invita a riflettere su questa effettiva dimensione, sulla cultura dell'accoglienza, da coltivare ed estendere verso i più fragili: cultura dell'amore, cultura della cura, dell'ospitalità, della sobrietà, del rispetto della terra e vivere cosi una intensa vera custodia del Creato.

Non possono certo mancare nel messaggio i riferimenti all'enciclica “Laudato sì”: suolo, acqua e montagne, tutto è carezza di Dio, un giardino donato, da coltivare e custodire. Occorre però una educazione all'osservare, per imparare a coglierne ed apprezzarne la bellezza. Chi cammina sa meravigliarsi delle novità e stupendosene sa ringraziare. Tanti sono i percorsi degli antichi pellegrini da rivivere raccogliendone l'eredità spirituale.

Nell'anno del turismo sostenibile, si contribuisce in modo determinante, in forme dirette ed indirette, all'economia del paese e all'occupazione. Il nostro paese ha sviluppato una viva cultura dell'accoglienza da coltivare ed estendere, anche ai soggetti più fragili. Sostenibilità significa anche da parte del settore, garantire forme di ospitalità a più basso impatto ambientale, risparmiando energia, acqua, suolo per le stesse strutture. Per chi viaggia invece con l'attenzione al godere delle bellezze naturali e culturali, c'è la necessità, più che al consumo dei beni, cercare di promuovere una mobilità sostenibile prediligendo i mezzi pubblici ai privati, restando attenti alle realtà visitate, rispettando luoghi e culture le cui bellezze non possono essere ridotte a mere attrazioni turistiche.

Nell'attenzione alla “cultura della cura”, crescere nel sentirsi responsabili di quello che si può fare, piace il richiamo agli scouts che “lasciano meglio di come hanno trovato” sia il luogo del campeggio che il mondo dove vivono e comunque lasciano “l'impronta di chi cammina” con le attenzioni che sono state qui sottolineate.

Il pellegrino non è né turista, né vagabondo, il senso originale lo vede viaggiare tra campi e monti, per-agros appunto. Cammina verso una meta significa partecipare al movimento dell'intero universo. Viaggia insieme ad altri in comunione, sa estasiarsi della magnificenza del creato, sa stupirsi dei piccoli e grandi fenomeni della natura, sa fare nuove relazioni, sa aiutare chi è in difficoltà, sa essere allegro e conviviale e arrivato alla meta, sente la presenza di Dio in tutte le cose. Il turismo sostenibile deve avere al centro la promozione della persona e la custodia del creato. Il lato economico deve essere strumento per lo sviluppo della persona, progetto di relazioni umane, scoperta dell'altro, di incontro e di scambio. Nelle aree più povere o in difficoltà un turismo dolce e non invasivo, può dare un valido apporto sempre facendo attenzione alle culture locali, alle relazioni personali e comunitarie. Dal punto di vista economico, consente di diversificare le fonti di reddito delle comunità locali. Il turismo sostenibile, diviene quindi immersione in una storia di relazioni, capace di trasformare le nostre, a volte, troppo solide convinzioni. E' un viaggio dell’anima, un’esperienza che trasforma i cuori e le menti, e che ci impegna per un mondo migliore, più bello, più aperto, più giusto, perché fondato sulla cura delle relazioni umane e del rapporto con la natura.

Particolare è il riferimento fatto sul consumo di suolo partendo da un documento dell'ISPRA: il suolo non è una infrastruttura inanimata dove poggiare le attività umane, ma una risorsa ambientale non rinnovabile di grande valore, che richiede una gestione sostenibile e responsabile.

Interessante la parte finale del documento che tenta di spiegare la crescita della consapevolezza della custodia del creato attraverso i vari momenti storici dell'ecumenismo cristiano. Una lettura costruttiva che ci permetterà di approfondire questa eco-teologia ispirata alla prospettiva evangelica.

Per leggere il documento integrale ed i relativi sussidi

http://lavoro.chiesacattolica.it/12a-giornata-per-la-custodia-del-creato/

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Giornata sulla Trasparenza in Regione Marche
Post di Peppe Dini del 30 luglio 2017 in trasparenza amministrativa (Sfogliato 477 volte)

GIORNATA SULLA TRASPARENZA IN REGIONE MARCHE

Il 26 luglio 2017 si è tenuta presso la Regione Marche, “La giornata della trasparenza”, dedicata a questa nuova norma, che vede assegnare a tutte le amministrazioni pubbliche e non solo, la cosiddetta trasparenza totale verso un qualsiasi cittadino che fa richiesta di documenti o atti, senza che debba mostrare un vero e proprio interesse.

Una serie di relazioni, tra l'altro fatte senza garantire un vero dibattito da parte dei presenti, dibattito lasciato solo alla fine quando la maggior parte dei presenti se ne era già andata. Questo è accaduto nonostante si è sostenuto, che le amministrazioni devo sentire di più i cittadini, i quali hanno un ruolo attivo nella partecipazione alla vita degli enti pubblici.

Vi metto qui il mio intervento soprattutto per far capire come avviene oggi la trasparenza nelle amministrazioni pubbliche. Tra i presenti la dott.sa Elisa Moroni con la quale in passato quando ancora non c'era la norma sulla trasparenza, in qualità di segretaria generale della regione Marche ebbi uno scambio epistolare e telefonico al fine di applicare correttamente la pubblicazione degli atti così come richiesta dalla legge 241/1990 sull'accesso amministrativo. Ebbene nel mio intervento ho fatto i complimenti alla dott.sa Moroni in quanto è riuscita a pubblicare le conferenze dei servizi, incontri dove si decide dell'autorizzazione di un progetto insieme a tutti gli organi coinvolti. A tale incontri possono partecipare con osservazioni, anche i privati interessati, i portatori di interessi collettivi e diffusi quali associazioni e comitati.

Se a questi incontri, i privati devono essere coinvolti e quindi contattati direttamente, non lo sono le associazioni e comitati. Quindi la pubblicazione delle date conferenze dei servizi è un modo per rendere edotti del progetto e delle date delle conferenze per chiedere la partecipazione o inviare le osservazioni da parte delle associazioni. La stessa regione però informa i cittadini interessati, attraverso i giornali e non come il committente della realizzazione.

Eppure i nominativi dei privati coinvolti sono pubblicati in una tavola ogni volta richiesta nei vari progetti, relativa alle particelle catastali coinvolte in espropri o confinanti. Insomma non si usa a tutt'oggi, la comunicazione in raccomandata come prevede la legge. Un esempio per tutto è la firma degli espropri da parte dei cittadini coinvolti nell'eolico di Mercatello direttamente sul posto in quota, al 23 dicembre 2013 e solo avvisati in quel momento; a dir la verità ci fu un avviso sul Messaggero di Roma edizione Pesaro. dato in omaggio assieme al Corriere Adriatico, che pochissimi leggono.

La regione Marche ha una certa ambiguità, in fatto di trasparenza, intuibile dalle stesse sue normative; infatti mente la LR 36/2008, già da allora ha previsto la messa a disposizione a “chiunque ne faccia richiesta , senza che debba dichiarare il proprio interesse, qualsiasi informazione ambientale”, anticipando così il dettame della legge sulla trasparenza, dall'altra la norma sulla Valutazione di impatto ambientale del 2012 ha alcune lacune. Dichiarata incostituzionale dalla omonima corte, in diversi punti tecnici , via via questi sono stati modificati con apposite leggi successive, ma ha gli articoli 8 e 13 sulla partecipazione e trasparenza, che seppure dichiarati incostituzionali, non sono stati modificati. Eppure la direttiva europea di riferimento prevede che i cittadini devono intervenire prima della decisione autorizzativa.

Una mia richiesta di chiarimenti all'avvocatura di stato che non rispose e al segretario generale di allora, ottenne risposta dall'ufficio preposto, il quale scrisse che comunque si sarebbero applicate le leggi statali in vigore. Inoltre il cittadino ha il diritto di vedere attraverso il sito istituzionale i nominativi dei rispettivi funzionari, che non si trovano se non attraverso l'indicazione dell'ufficio preposto, di trovare ancora per almeno 5 anni tutti gli atti, provvedimenti emessi dall'amministrazione compresa la relativa documentazione.

Un altro esempio seppure di qualche anno fa è stato il diniego da parte dello specifico ufficio regionale, delle informazioni sulle strutture aventi amianto, alla redazione del Ducato, il periodico della Scuola di giornalismo di Urbino.

L' Arpam, altra emanazione regionale pur avendo il “Punto focale” di raccolta di tutti dati ambientali, non rende pubbliche le analisi delle acque potabili e ambientali, seppure previste da un'altra norma del 2005.

Per non parlare dell'ASUR citata espressamente dalla legge sulla trasparenza, in quanto dovrebbe pubblicare i criteri delle liste di attesa con tempi e modalità; non pubblica i nominativi dei vari responsabili ed il Dipartimento prevenzione non pubblica le analisi dell'acqua potabile. Quello che ormai è certo è che il cittadino deve sempre dimostrare a dirigenti poco accorti ciò che la legge permette .

In tal caso ci sono anche delle buone notizie; è di questi giorni una sentenza del TAR Lazio che obbliga il Ministero della Giustizia a pubblicare i dati degli incarichi attribuiti a personale esterno.

Il ricorso è stato promosso dal gruppo social, “Trasparenza siti web della pubblica amministrazione” e sono lieto di essere stato tra i firmatari del ricorso.

“Da soli si fa prima, ma insieme è meglio!”

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Per dare voce a chi è stato impedito di parlare!
Post di Peppe Dini del 25 luglio 2017 in Politica (Sfogliato 2365 volte)

Ricevo da parte di Massimo Guerra e pubblico. Al consiglio comunale ero presente anche se non dall'inizio; ho assistito ad un linguaggio sempre più dozzinale, poco pertinente  a chi frequenta le veglie pubbliche ecclesiali. Nel rispondere all'ex vicesindaco si è parlato di "malefatte delle tua amministrazione", "Non c'era una struttura a posto" nello stesso istante si sentivano gli americani cantare dal teatro e pensavo agli assessori e consiglieri lì presenti, facenti parte della vecchia amministrazione. Poi un lungo intervento per dire , dopo che l'ordine del giorno era già stato effettuato, non possiamo parlare di un fatto del tutto personale. La cosa potrebbe anche essere pertinente, ma a mio avviso non è stato affatto giusto non ever fatto parlare la minoranza, Una chiara dimostrazione di democrazia maggioritaria dove vige "Noi abbiamo ragione, gli altri non contano".

Per dare voce a chi è stato impedito di parlare!

Quello che la Maggioranza ci ha impedito di dire al Consiglio Comunale del 24/07/2017 Perché siamo qui questa sera? Semplicemente perché noi della minoranza abbiamo preteso che un argomento che stava preoccupando l’opinione pubblica Vadese venisse discusso nella sede adatta per risolvere le questioni del nostro paese.

Tutto nasce da un articolo di giornale, uscito sabato 2 luglio, che riporta fedelmente un comunicato stampa ufficiale dei finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, dove un imprenditore agricolo Vadese è indagato in una truffa ai danni della UE per un impianto biomasse. E inizia il vociare del paese e quella naturale preoccupazione per l’implicazione di questo imprenditore. Sempre in questo articolo viene fatta una richiesta di delucidazioni al Sindaco Luzi, il quale dice di “non essere a conoscenza dei fatti”. Inoltre il Capitano della Guardia di Finanza della compagnia di Urbino Arcangelo Mottola, che ha diretto le operazioni, ha voluto sottolineare “l’estrema gravità del reato, una truffa contro il denaro pubblico che si ripercuote su tutta la comunità e sul sistema di finanziamenti europei” Con un articolo di questo tipo sfido chiunque in una piccola realtà come la nostra a starsene tranquillo senza porsi delle legittime domande in merito all’accaduto.

Come minoranza intercettiamo immediatamente questo senso di malessere cittadino e non vi dico le centinaia di telefonate ricevute dai paesi limitrofi o solo da chi ha a cuore il nostro amato Sant’Angelo in Vado per capire di più circa la vicenda.

Ecco che allora pensiamo di chiedere una spiegazione con uno dei pochissimi mezzi messi a disposizione ad un gruppo di minoranza che è quello di una interpellanza dove abbiamo richiesto in maniera molto semplice “un parere” circa l’accaduto.

In un secondo incontro svolto con tutto il gruppo di Progetto Comune abbiamo poi richiesto che venisse istituito un Consiglio Comunale per dare una risposta che avesse un valore politico maggiore e che venisse data all’interno dell’unico luogo deputato al governo di Sant’Angelo in Vado.

Nel frattempo ricevo una telefonata dal capo gruppo di Maggioranza per partecipare ad una “giunta allargata” dove il Sindaco avrebbe dato le sue spiegazioni. A quella telefonata ho risposto, come faccio sempre, che avrei dovuto sentire il resto del gruppo per decidere una eventuale partecipazione. Confrontandoci abbiamo unitamente deciso che una riunione “privata” non avrebbe prodotto la giusta risposta che meritava di avere l’intera collettività.

Poi, sempre in ordine di tempo, esce l’articolo del Sindaco dove dichiara “Io non mi dimetto” …. ma chi aveva chiesto le sue dimissioni ??? Noi in entrambe le nostre istanze abbiamo richiesto esclusivamente un “PARERE”. Sempre in questo articolo il giornalista esordisce con quella risposta che finalmente rompe quel silenzio “assordante” in cui era sprofondata tutta la nostra collettività: “Come prevedibile, l’azienda agricola Vadese sotto accusa da parte della Finanza per una presunta truffa ai danni della Unione Europea sulla realizzazione di un impianto a biomasse, è quella di Giannalberto Luzi, sindaco in carica da due anni”. Sempre in questo articolo appare una incongruenza che serve solo per alimentare il malcontento e il disorientamento di una intera comunità dove il Sindaco dichiara “Già giovedì sera (29 giugno), giorno in cui mi è stato notificato l’accertamento della Finanza, mi sono mosso per informare tutti e venerdì ho convocato il gruppo di maggioranza”. Ma allora perché successivamente nell’articolo del 2 luglio dichiara di “non essere a conoscenza dei fatti” ?

Quello che ci auspichiamo non solo noi della minoranza, ma la maggior parte del nostro paese è che questa vicenda non abbia delle ripercussioni per il governo della nostra realtà. Già le situazioni non sono delle più rosee e questa circostanza ci mette in una condizione di estremo imbarazzo e ci chiediamo come si possa pensare di gestire un paese con tutte le sue problematiche se si deve pensare a sistemare delle proprie situazioni personali? Il personaggio che è al centro di questo increscioso avvenimento è lo stesso che con la sua carica rappresenta, o almeno dovrebbe rappresentare, una intera collettività. Possiamo permetterci questo?

Voglio concludere questo intervento ricordando una parte della lettera di insediamento della minoranza espressa nel nostro primo consiglio comunale e messa a verbale come base fondante della nostra azione di “controllori” della Democrazia: La nostra sarà un'opposizione forte e responsabile nel senso che pretendiamo dalla maggioranza il pieno rispetto delle competenze del Consiglio Comunale che è la sede per tenere aperto il confronto tra maggioranza e opposizione se vogliamo costruire insieme, seppure da ruoli diversi, alcuni progetti per Sant’Angelo in Vado. Quello che ci aspettiamo dalla maggioranza, è un atteggiamento di serietà e di rispetto che deve partire dalla volontà di informare attentamente e puntualmente tutto ciò che riguarda la vita amministrativa di Sant’Angelo in Vado. Come opposizione abbiamo dei precisi doveri da esercitare: innanzitutto il dovere della vigilanza amministrativa.

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Una interpellanza della Brambilla a favore del Raggruppamento GEV
Post di Peppe Dini del 23 luglio 2017 in ecologia (Sfogliato 556 volte)

Ricevo e pubblico. Interpellanza al ministro dell'Ambiente per il Raggruppamento GEV PU. Tale associazione pur essendo regolarmente operativa ed in regola con le disposizioni di legge, è stata da sempre vessata, senza mai ricevere alcuna convenzione con gli enti pubblici locali, effettuate con altra associazione. Tali convenzioni permettono di poter avere rimborsi benzina che al momento sono sopperiti in parte, dal 5x1000 dei contribuenti. Tutto questo grazie alla politica fatta non solo da amministratori, ma anche da dirigenti e funzionari.

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17097

presentato da BRAMBILLA Michela Vittoria testo di Mercoledì 28 giugno 2017,seduta n. 822  

BRAMBILLA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che: la legge n. 157 del 1992 «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio» stabilisce, all'articolo 27, che la vigilanza sull'applicazione della legge stessa è affidata agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni, «alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell'ambiente», oltre che, naturalmente, «agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato (oggi carabinieri forestali), alle guardie addette a parchi nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza».

È affidata, inoltre, alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali; con decreto del Ministero dell'ambiente del 6 febbraio 2001, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 del 12 giugno 2001, è stata istituita la riserva naturale statale «Gola del Furlo» affidata all'amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino la relativa gestione; con convenzione stipulata in data 8 ottobre 2001, approvata con decreto del Ministero dell'ambiente dell'11 ottobre 2001, è stato disciplinato l'affidamento in gestione della riserva naturale statale «Gola del Furlo» all'amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 4, comma 1, del decreto ministeriale 6 febbraio 2001; la provincia di Pesaro e Urbino, in qualità di organismo di gestione, ha inteso potenziare la sorveglianza sul territorio della riserva, esercitata dai carabinieri e dagli appartenenti alle forze di polizia, con la qualifica di agente o di ufficiale di polizia giudiziaria, affidando compiti di supporto a guardie volontarie; a tale scopo sono state stipulate nel 2009 convenzioni con le onlus Foxes e Raggruppamento guardie giurate ecologiche volontarie della provincia di Pesaro e Urbino, aderente alla Feder G.E.V. nazionale; con determinazione n. 2043 del 23 dicembre 2016 la provincia ha invece deciso di affidare lo stesso compito all'Asso G.E.V. onlus guardie ecologiche volontarie, costola del succitato raggruppamento guardie giurate ecologiche volontarie della provincia di Pesaro e Urbino, stanziando un contributo finanziario di 12.100 euro; non risulta all'interrogante che l'Asso G.E.V. onlus sia in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 27 della legge n. 157 del 1992 e in particolare che figuri tra le associazioni riconosciute dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, mentre nell'elenco compare FederGev, alla quale aderisce il Raggruppamento guardie giurate ecologiche volontarie della provincia di Pesaro e Urbino cui la convenzione non è stata rinnovata e che pertanto si trova in gravi difficoltà economiche ed operative –: se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopraindicati, se l'associazione Asso G.E.V. onlus rientri tra quelle riconosciute dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e, in caso contrario, quali iniziative intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per assicurare il rispetto della normativa vigente. (4-17097)

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